MY MAIN MAN - appunti per un film sul Jazz a Bologna

CRONOLOGIA

2009

2008

2007

2006

2004

2003

  • Accado da Capo
  • cosmoAgonia
  • La Parola Buio
  • Presentazione


Bottega Bologna

Bottega è nata per volere della Fondazione del Monte. E anche da una lettera, alla lettera. Scritta, imbustata e spedita a una casella postale. Un telefono che squilla, poi, a ridosso dell’estate 2002, di là una voce, familiare ma sconosciuta. Quella di Giovanni Lindo Ferretti, futuro e passato maestro di Bottega, la cui strada, oggi, l'ha riportato sui monti, per sé e per la famiglia. Per noi, un’occasione che è diventata vita, sedimentata nel tempo. Orgogliosi e consapevoli, non vogliamo che sia ridotta a sintesi o semplificazioni affrettate.

C’erano insegnanti anche, ognuno a suggerire l’importanza di allargare lo sguardo. Su cosa? Tra musica e comunicazione ci sta di tutto. Con quali strumenti? Parole, musica e immagine per lo più, la tecnologia al servizio delle. Dal venerdì alla domenica, ché avevamo comunque tutti da studiare, ci dicevano.

Il venerdì dopo pranzo le lezioni di filosofia di Federico Nobili, a cui nessuno si poteva sottrarre, come alle proiezioni serali dell’indomani. Cellulari rigorosamente spenti, più tardi bocche cucite da un pungente senso di ignoranza. I buchi sono l'infinito e il più infinito di tutti è nel bicchier di vino, dove abbiamo finito per trovarci Federico e il suo infinito emotivo.
Sabato, da mattina a pomeriggio, e così la domenica, ci si confrontava con Eraldo Bernocchi, lui che aveva imparato a riciclare i suoni ancor prima che il mondo cominciasse a preoccuparsi del global warming. Non si è mai risparmiato a trasmettere tutto quanto in suo possesso, senza paura di essere superato.
Diego Corsi, appena più vecchio di noi e per questo difficile da considerare come insegnante. La sua professione di grafico pubblicitario a darci la misura di quanto si potesse sperimentare (e guadagnare, lui) con l’immagine.
Roberto Passuti per la tecnica, un approccio versatile al lavoro, un risolutore di problemi. Una presenza non continua, cui oggi ci scopriamo più debitori di quanto avremmo sospettato.
E poi Martino Nicoletti, antropologo a progettare fughe, in Nepal ad esempio. Un linguaggio affilato, un pensiero tagliente su mondi a noi sconosciuti.

Diventati allievi ci siamo misurati con la parola progetto, di volta in volta declinato con forme differenti: sul palco dell’Arena del Sole, a Fabbrica Europa, a Palazzo delle Papesse con cosmoAgonia, al festival Comunicare fa male con La Parola Buio. Tutti punti di arrivo dei percorsi didattici, tutte incursioni nella sfera professionale di ciascun insegnante.

Il 2004 è stato un anno di passaggio, per una complessa serie di contingenze. Finito il privilegio e il tempo di essere luogo di riflessione su quell’ampio spazio tra musica e comunicazione, tra nuovi arrivi e inevitabili congedi, la Bottega cambia prospettiva e comincia a produrre, per non chiudere anzitempo i battenti.

È così che con il video-danza Accado da Capo, realizziamo con Isabelle Preuilh la prima produzione a nome Bottega Bologna. Poi la nostra prima direzione artistica, la programmazione estiva di Quello che non si dice presso lo Spazio Pacinotti, gestita con un po' di sana incoscienza, come se quel lavoro lo avessimo fatto da anni. La prima acrobazia tra volere (artistico) e potere (economico). In fondo un piccolo gioiello.

Nel mentre una pazzia, a cimentarsi col pensiero filosofico su schermo. Entrare e uscire dai testi di Georg Büchner, riflettendo con Federico su dio, l'astronomia e la potenza della parola. E accorgersi alla fine di essere stati in grado di fare un film, Il Mattatoio di Dio.

Poi si cresce. Per crescere ci vuole tempo e un giorno ci si accorge che è passato quanto necessario. Come quel giorno del 2005 in cui abbiamo firmato lo statuto della nostra Associazione Culturale, che per orgoglio porta lo stesso nome pur sapendo di essere una nuova storia.
Come il giorno dell’inaugurazione di Impianto Sonoro Scolpito: due anni per portare monoliti parlanti dall’Isola a Villa delle Rose, passando per Parigi, gli uffici cagliaritani, gli uffici bolognesi, gli scazzi, le gru, la terra, Pinuccio (ed Enzo). Ma poterle vedere lì, in quel parco di notte, enormi, bellissime, austere.

E in quell’istante, la certezza di non poter più rimandare l’ultimo e il più sentito dei congedi. Giovanni ci lascia un futuro in eredità, e un rapporto che si è fatto affetto. Ci portiamo dietro gli oneri e gli onori di un percorso condiviso, con un maestro grande, a volte perfino ingombrante, e con una lezione su tutte: la complessità del mondo e il non dare mai nulla per scontato. Neanche la convergenza di pensiero tra maestri e allievi.

Sciola è stato uno spartiacque per scoprirsi bravi nel costruire progetti, come interventi pensati per inserirsi in luoghi precisi, creandovi solchi o amplificazioni alle relative identità culturali, sociali e architettoniche.

Con il 2007 arriva il Festival Borghi e Frazioni in Musica, che coi suoi laghetti, le ville aristocratiche e le piazze di paese è riuscito a rompere l’incantesimo per il quale Bottega non poteva ripetersi nello stesso progetto (nel 2008, infatti, ci siamo tornati). Nel frattempo Bologna è stata riconosciuta Città della Musica Unesco e la Bottega, invitata dal Comune a partecipare allo steering comittee, presenta Bologna Risuona. Poi partiamo, in occasione del centenario carducciano, in sella a un treno a vapore a vagare per i luoghi del poeta.

Al ritorno, è già ora di pensare al trasloco. Bottega deve cambiare casa. Lasciare le volte a botte che ci hanno accolti per cinque anni è un altro passaggio penoso e inevitabile, ma abbiamo bisogno di luce.
Ed eccoci qui, nella ex sede di un sindacato che abbiamo tirato a lucido con bricolage notturno, mentre anche gli ultimi di noi, tra una fatica e l’altra, finivano di laurearsi ed assestarsi.
Il resto è storia recente.