MY MAIN MAN - appunti per un film sul Jazz a Bologna

Germano Maccioni

Germano Maccioni è nato a Bologna nel 1978. Regista e attore, lavora in teatro e al cinema fra gli altri con Giancarlo Cobelli, Kim Rossi Stuart, Franco Branciaroli, Giorgio Diritti, Tatti Sanguineti. Collabora con l’Istituto Luce e la Cineteca di Bologna ed è membro di Bottega Bologna dalla sua fondazione.

Nel 2007 dirige “Lo Stato di Eccezione”, film documentario sul processo alla strage di Monte Sole, premio speciale della giuria al festival Libero Bizzarri, presentato tra il 2008 e il 2009 alle Giornate degli autori Venice Days, Officinema Festival, Human Rights Nights Film Festival, Mantova Film Festival, Stati Generali del Documentario italiano, New York University in occasione della Giornata della Memoria.



«Veder rinascere qualcosa è sempre un’esperienza che ti scuote, anche al cinema. Il jazz festival più importante d’Italia tre anni fa è riemerso dall’oblio e in noi si sono scatenate subito innumerevoli energie e pulsioni di ricerca; curiosità poi, che stanno alla base del mio personale incedere filmico. Un film di per sé è sempre la scoperta di un nuovo territorio, e in questo caso la luce che ti guida mette in evidenza un legame, un’innegabile connessione fra cinema, il suo vitale e disperato tentativo di fissare su un supporto magnetico il momento che fugge inafferrabile, e il jazz, che è l'arte dell’essere qui e ora per eccellenza, l’istantanea del momento, a tutti gli effetti una delle grandi arti del Novecento. L’idea è di indagare e far rivivere come in una jam session pianificata "l’età dell'oro del jazz moderno", che ha avuto come culla una città, Bologna, la quale attraverso persone molto speciali è diventata testimone di un movimento culturale e umano che per molti ha segnato un’epoca. Come? Per prima cosa con le immagini. Alla base c’è un mondo sommerso di immagini d’archivio, alcune delle quali inedite e mai montate, tra i migliori concerti jazz ripresi dalle telecamere della Rai e non solo, in un’evoluzione di luoghi e situazioni. Dunque il primo grande privilegio: adattare un patrimonio audiovisivo alla storia che abbiamo deciso di raccontare. Sovrapporsi agli scorci dell’oggi. Facce a confronto con quel che erano e soprattutto storie, angoli di muro e vedute panoramiche di una via, il passo breve tra Bologna e New York, dalle cantine ai grattacieli di Manhattan volgendo lo sguardo ad Harlem. Ancora un’immagine che emerge, aleggia ma non necessariamente si mostra: un gruppo di ragazzi sotto un portico in inverno. Tendono l’orecchio a una grata. Ascoltano un suono magico che arriva dal basso. Un suono che non sanno decifrare ma che li attrae. Vogliono entrare e conoscerlo...».